Dovrebbe parlare di chi ci leggerà oggi, di chi arriverà qui tra qualche mese, di chi troverà una nostra storia per caso cercando su Google il nome di un’università, di un lavoro, di una città, di una possibilità che non sapeva esistesse. Dovrebbe parlare di una ragazza di diciassette anni che deve scegliere cosa fare dopo la scuola e non sa da dove cominciare. Di un ragazzo di vent’anni che ha l’impressione di essere in ritardo su tutto. Di chi vive in una città dove certe opportunità sembrano lontane. Di chi ha talento, ma non ancora una mappa.
Conthackto nasce per questo: costruire mappe.
Non mappe perfette. Non percorsi già segnati. Non istruzioni motivazionali da leggere e dimenticare dopo cinque minuti. Mappe vere, fatte di persone, luoghi, errori, occasioni, scelte, domande, possibilità incontrate e possibilità costruite.
Siamo partiti da una cosa molto semplice: in Italia il talento è ovunque, ma le opportunità no.
Lo abbiamo visto nelle scuole, negli auditorium, nelle assemblee, nei viaggi in treno, nei messaggi ricevuti dopo un evento, nelle domande fatte sottovoce alla fine di un workshop. Lo abbiamo visto in ragazze e ragazzi intelligenti, curiosi, pieni di energia, che non avevano bisogno di sentirsi dire “credici di più”. Avevano bisogno di sapere da dove partire. Avevano bisogno di qualcuno che dicesse: questa strada esiste, questa porta si può aprire, questa persona la puoi contattare, questa domanda te la devi fare prima, questo errore puoi evitarlo.
Conthackto è nato così, molto prima di assomigliare a un’organizzazione.
È nato nei corridoi di scuola, quando l’orientamento sembrava ancora una cosa da fare alla fine, come se il futuro fosse un modulo da compilare. È nato dalle assemblee trasformate in esperienze, dagli incontri costruiti con più incoscienza che metodo, dalle prime persone invitate a raccontare non solo cosa avevano fatto, ma come ci erano arrivate. È nato dall’idea che mettere nella stessa stanza studenti, aziende, università, istituzioni, founder, creator, professionisti e territori potesse produrre qualcosa di diverso da una conferenza.
Potesse produrre accesso.
In questi anni abbiamo coinvolto più di 20.000 giovani, costruito oltre 50 esperienze, attraversato più di 20 città, attivato più di 150 speaker e mentor, collaborato con più di 50 organizzazioni tra scuole, università, aziende, fondazioni, istituzioni e comunità.
Ma i numeri, da soli, non spiegano davvero cosa è successo.
Succede quando una studentessa scopre un percorso universitario che nessuno le aveva mai nominato. Succede quando un ragazzo parla per la prima volta con una manager e capisce che quel mondo non è così distante. Succede quando una scuola diventa, anche solo per un giorno, una porta sul fuori. Succede quando un adulto smette di parlare “ai giovani” e comincia ad ascoltare cosa stanno vedendo loro. Succede quando un territorio considerato periferico diventa il centro di una conversazione sul futuro.
Queste sono le cose che vogliamo raccontare.
Non lanciamo questo blog per avere un posto in più dove pubblicare comunicati, recap o fotografie degli eventi. Lo lanciamo perché quello che vediamo ogni giorno merita una casa. Perché una generazione non può essere raccontata solo attraverso statistiche, trend, panel, campagne, survey, lamentele o slogan. Perché tra la retorica dei “giovani fragili” e quella dei “giovani che salveranno il mondo” c’è una realtà molto più interessante: una generazione che sta crescendo dentro un tempo complicato, pieno di possibilità e di rumore, di accesso e disuguaglianza, di connessioni infinite e solitudini molto concrete.
Oggi chi ha tra i 16 e i 22 anni vive una contraddizione enorme.
Può vedere tutto, ma non sempre sa cosa cercare. Può seguire università, aziende, founder, creator, professionisti, scuole internazionali, lavori nuovi, percorsi alternativi. Può ascoltare podcast, leggere newsletter, guardare video, entrare in community, scrivere a persone che fino a pochi anni fa sarebbero state irraggiungibili. Eppure, quando deve scegliere davvero, spesso si ritrova con strumenti vecchi: open day tutti uguali, brochure, frasi generiche, adulti che parlano del futuro usando categorie del passato.
Gli viene detto che il mondo cambia velocemente, ma raramente gli viene spiegato come attraversarlo.
Gli viene detto che deve essere flessibile, competente, digitale, internazionale, intraprendente. Ma non sempre gli vengono dati contesti reali in cui diventarlo.
Gli viene detto che deve scegliere, ma non sempre gli vengono mostrate le strade.
Noi vogliamo stare lì: nello spazio tra ciò che una persona potrebbe diventare e ciò che il sistema le permette di vedere.
Questo blog sarà il nostro tentativo di mettere ordine in quello spazio.
Racconteremo storie, interviste, viaggi, scuole, città, festival, hackathon, mentorship, errori, intuizioni, progetti riusciti e progetti da rifare. Racconteremo cosa succede quando giovani e adulti si siedono davvero allo stesso tavolo. Racconteremo chi sta provando a cambiare le cose da dentro una scuola, un’azienda, un’università, un borgo, una fondazione, una classe, una comunità.
E faremo una domanda più spesso di tutte le altre: cosa ti ha reso possibile fare?
Non ci interessano le storie di successo raccontate come se fossero lineari. Ci interessano le condizioni che rendono possibile un percorso. Chi ti ha aperto una porta? Quale contesto ti ha aiutato? Quale privilegio hai capito solo dopo? Quale errore ti ha costretto a diventare più preciso? Quale incontro ti ha cambiato strada? Cosa è dipeso da te e cosa no?
Perché il punto non è convincere tutti che possono fare qualsiasi cosa.
Il punto è costruire un Paese in cui più persone possano vedere prima le possibilità che oggi scoprono troppo tardi.
Conthackto vuole diventare questo: un’infrastruttura generazionale.
Una parola grande, sì. Ma ci serve una parola grande, perché piccole non bastano più. Un’infrastruttura fatta di esperienze gratuite, contenuti, scuole, aziende, mentor, territori, dati, festival, programmi, comunità. Un sistema capace di portare opportunità dove normalmente non arrivano, di trasformare l’orientamento da momento a processo, di far incontrare chi sta crescendo con chi può aprire strade, di aiutare gli adulti a non guardare una generazione solo come target, pubblico o problema.
Siamo nati giovani, e questa è stata la nostra forza e il nostro limite.
La forza, perché il problema lo abbiamo visto da dentro. Il limite, perché abbiamo imparato facendo, sbagliando, correndo più veloci della nostra struttura, costruendo cose più grandi di noi prima di avere sempre gli strumenti per reggerle.
Ma forse molte cose vere iniziano così: non da un piano perfetto, ma da una ferita precisa.
La nostra è questa: non accettiamo che il futuro di una persona venga deciso troppo presto dal luogo in cui nasce, dalla scuola che frequenta, dalla famiglia che ha, dalla città in cui cresce, dalle persone che incontra o non incontra.
Non accettiamo che il talento venga celebrato solo quando è già emerso.
Non accettiamo che l’orientamento sia un evento e non una forma di giustizia.
Non accettiamo che una generazione venga ascoltata solo quando diventa conveniente farlo.
Questo blog parte da qui.
Da una domanda aperta, da un cantiere, da una comunità che non vuole limitarsi a osservare il futuro arrivare. Vogliamo preparargli il terreno. Vogliamo raccontarlo mentre succede. Vogliamo lasciare, articolo dopo articolo, qualche mappa in più a chi passerà di qui.
A chi ci leggerà oggi.
A chi arriverà dopo.
A chi sta cercando una porta e ancora non sa che può aprirla.
Questo è solo l’inizio.
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A chi arriverà dopo
Questo è il primo articolo del blog di Conthackto. E forse, proprio per questo, non dovrebbe parlare solo di noi.


